Curiosità animali: il mio gatto non obbedisce

In natura, il gatto non vive in un gruppo gerarchicamente strutturato, dunque, come specie, non è abituato ad avere dei capi cui obbedire. Questo non significa che non possa imparare a rispondere ad alcune esortazioni, il “trucco” sta nella relazione, nel “dialogo” e comprensione reciproca che si è creata con il padrone.

Normalmente, tutti i gatti capiscono il proprio nome. Se si instaura una buona relazione, il micio può comprendere altri “comandi”, come “vieni”, o “giù”, quando sale sul tavolo apparecchiato per la cena (esperienza personale)!

Sarebbe importante insegnargli inoltre la parola “Attento!”, esclamata a voce alta, da usare nelle situazioni di pericolo.

Inutile invece, tentare di utilizzare il comando “prendi la palla”, sperando che il nostro diventi un micio da riporto…

L’importanza della toeletta

E’ stato calcolato che il micio trascorre circa un terzo della sua giornata a leccarsi e lisciarsi il pelo. Grazie al collo e alle spalle particolarmente mobili, riesce a raggiungere, con la lingua e con i denti, quasi tutte le parti del corpo. La precisione, la determinazione e la costanza con cui si lecca, sono ammirevoli. E’ un vero e proprio rito con sequenze obbligate: pulisce prima le zampe anteriori, poi la testa, le spalle, i fianchi, le zampe posteriori e infine la coda.

Ma non si tratta solo di un sistema per essere puliti e in ordine, o vanità.

Ha un’importanza fondamentale nell’igiene personale e nella salute del pelo: lo mantiene soffice e lucido, eliminando i detriti, la polvere, gli eventuali parassiti (che se necessario, rimuove pure con i denti).

Molti non sanno che la toeletta è anche il modo per prendere la giusta dose di vitamine. Leccandosi, infatti, il gatto assume la vitamina D, prodotta sul pelo grazie all’azione del sole. Si tratta di una vitamina molto importante soprattutto nella fase di crescita.

Contorcendosi per pulirsi inoltre, il micio fa anche ginnastica mantenendo in esercizio i muscoli, stimolando la circolazione sanguigna sottocutanea e favorendo la crescita dei peli.

gatto_docciaLa toeletta è anche una terapia antistress, una specie di esercizio yoga da compiere tutte le volte che si sente ansioso e preoccupato. In quei gesti ripetitivi, infatti, ritrova la sicurezza e la calma quando qualcosa l’ha spaventato oppure quando è infastidito: alcune delle nostre attività quotidiane, o i continui cambiamenti, possono stressarlo parecchio (anche semplicemente lo spostamento dell’orario della cena, le troppe coccole o le eccessive attenzioni, i rumori forti, che a causa del suo udito super fine, trova insopportabili). Per questo, quando lo vediamo toelettarsi, non va mai disturbato! E’ un suo momento intimo, che gli serve per combattere lo stress, e dobbiamo imparare a considerarlo sacro e inviolabile.

Strumento ideale per tutte queste operazioni è la sua lingua, che essendo lunga e piatta e interamente ricoperta da protuberanze cornee, diventa una vera e propria spazzola. Il micio impara come usarla poche ore dopo la sua nascita, in seguito alla pulizia che mamma gatta esegue inizialmente per togliere i residui della placenta, ma che continuerà a fare anche in seguito. All’età di tre settimane, i cuccioli sono già in grado di fare da soli, ripetendo tutta una serie di gesti che li accompagneranno tutta la vita.

Curiosità: i gatti sono sprovvisti di ghiandole sudoripare ed è, infatti, grazie all’incessante leccamento del mantello che abbassano la loro temperatura corporea. Ecco perché si puliscono molto d’estate o dopo aver corso o giocato, (attività che aumentano la loro temperatura); la saliva che depositano sul pelo, compie la stessa funzione della traspirazione, in altre parole evaporando, regola il calore corporeo.

I gatti sono dei dormiglioni…

I gatti trascorrono i due terzi della vita dormendo, e possono ronfare per due terzi della giornata!

Le ricerche hanno rivelato che quando è addormentato, il gatto attraversa due fasi di sonno: quello leggero e il sonno REM, proprio come succede alle persone. Ed è stato anche accertato che i gatti sognano moltissimo, più di noi e anche dei cani!

Il micio non prende mai sonno all’istante. Prima di dormire mette in atto una serie di rituali, di azioni precise che ripete tutte le volte che sente di aver bisogno di dormire e che hanno una specie di potere ipnotico capace di calmarlo e rilassarlo. Prima di tutto mangia. In secondo luogo, si muove molto lentamente, senza scatti ne corse. Sembra quasi appesantito, ma in realtà sta predisponendo il corpo al riposo. Sceglie con cura il luogo, dove dormire, vi si accomoda adagio, senza fretta, assaporandone la comodità. E infine si dedica alle lunghe operazioni di pulizia, composte di gesti ritmici e ripetitivi che alleviano la tensione.gatto-che-dorme

Il gatto fa le fusa solo quando è contento?

Il gatto in genere fa le fusa per comunicare uno stato di benessere, di soddisfazione. Si tratta di un comportamento precocissimo, i micini già da neonati con le fusa dicono alla madre di stare bene, e la gatta contraccambia, in un concerto di “ron ron”. Questo sistema di comunicazione infantile permane per tutta la vita; inoltre, non sono sempre uguali, hanno sfumature e vibrazioni diverse, a seconda degli individui a cui sono rivolte e delle situazioni.

Tuttavia, non sono sempre segno di contentezza: in momenti tragici, di forte sofferenza o persino prima di morire, il gatto fa le fusa, come per consolarsi, per attenuare il dolore e rilassarsi.

Nuovi studi hanno infatti dimostrato che le fusa dei gatti hanno un potere terapeutico, non solo per la rigenerazione del corpo, ma anche per fortificare il sistema immunitario. Hanno la capacità di accelerare notevolmente il recupero di organi e ossa, aumentando il processo di guarigione; sono insomma una sorta di antidolorifico naturale.

Il gatto che impasta

Molti gatti premono e stantuffano ritmicamente le zampine anteriori addosso al padrone, o sulle coperte; più raramente, alcuni, nello stesso tempo, succhiano il maglione indossato dal proprietario o il suo lobo auricolare come se fosse un capezzolo. È un comportamento che arriva dalla prima infanzia, il micino fa questo gesto sulle mammelle della madre per sollecitare l’arrivo del latte. Spesso, sono i gatti tolti troppo precocemente dalla madre ad avere quest’atteggiamento, ma non è così automatico. Ci sono anche gatti che hanno avuto un rapporto normale ed equilibrato con la madre, ma continuano a “impastare” tutta la vita.

Gatti e topi “nemici” per natura?

Fin da bambini, sull’esempio del famoso cartone animato “Tom e Jerry”, impariamo che, quella tra gatto e topo, è una guerra che dura da sempre!

Tom-and-Jerry

Secondo un’antica leggenda, cominciò sull’arca di Noè durante il diluvio universale. Noè si accorse che i topi minacciavano la dispensa e allora chiese aiuto al leone, che era il re degli animali e quindi il più saggio. Questi sbuffò e dalle sue narici uscirono due gatti, un maschio e una femmina, che in fretta risolsero il problema.

Ma in realtà il gatto non prova nessun odio particolare verso i topi, che per lui sono prede naturali come gli uccelli e i piccoli rettili. E’ invece l’uomo a provare un antico rancore verso i roditori, che insidiano le sue riserve di cibo, e per questo ha sempre incoraggiato il gatto nel cacciarli.

I primi ad allevare i mici a questo proposito furono, infatti, gli antichi egizi, che li tenevano nei magazzini per difendere dall’attacco dei roditori le enormi quantità di grano accumulato. Quei granai diventavano vitali nei periodi di carestia e quindi si comprende molto bene per quale motivo i gatti erano considerati come divinità.

È stato calcolato che il morso del gatto lascia al topo una sola possibilità di scampo su un milione. Il segreto di simili “prestazioni” sta nella sua stupefacente rapidità di riflessi, nei suoi sensi sviluppatissimi (riesce a percepire lo squittio più acuto) e nella capacità di elaborare una strategia di caccia sempre diversa; inoltre, i suoi canini sono veri e propri organi di senso specializzati, capaci di individuare il punto giusto in cui mordere per uccidere la preda all’istante.

Gatti neri

La diceria che il gatto nero porti sfortuna ha origine nel Medioevo, quando i gatti in genere erano considerati i diabolici compagni delle streghe, per la loro abitudine a uscire di notte. Quelli di colore nero inoltre, non molto visibili nell’oscurità, facevano imbizzarrire i cavalli e i cavalieri cadevano di sella. Da qui l’idea assurda che portino sfortuna quando ci attraversano la strada.

I gatti neri comunque porterebbero sfortuna solo in Italia. Nell’Europa settentrionale sono invece considerati portafortuna!gatto-nero

Hanno poteri paranormali?

Gran parte delle eccezionali qualità di “premonizione” di questi felini, che ci fanno pensare addirittura che siano una sorta di medium in collegamento con altre dimensioni, dipendono dai sensi. Un udito superfino, un olfatto prodigioso, una vista che funziona anche al buio, sono “strumenti” talmente sofisticati da permettere al micio di “vedere” e percepire una realtà molto più ampia di quella che è alla nostra portata. Per questa ragione, in passato, il gatto era considerato un essere soprannaturale e c’era chi lo venerava come un dio, come gli antichi egizi, e chi invece lo riteneva diabolico e infernale come accadeva nel Medio Evo.

Tabella età gatto/uomo

E per finire, questa è, approssimativamente, l’età felina rapportata a quella umana:

Età gatto Età uomo

6 mesi  10 anni

1 anno  15 anni

3 anni   5 anni

6 anni  35 anni

9 anni  50 anni

12 anni  65 anni

15 anni  75 anni

18 anni  90 anni

Paola B.

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